Vittore Fossati: Semplicemente diverso

Negli ultimi giorni Giorgio mi diceva che fra tutti i posti dove eravamo stati, per il nostro libro “Viaggio in un paesaggio terrestre”, quello dove più gli sarebbe piaciuto tornare era la Valle della Loue, i luoghi dei paesaggi amati e dipinti da Gustave Courbet.

Gli risposi che ci saremmo tornati e lui aveva subito aggiunto che sì, forse qualche giorno da quelle parti gli avrebbe fatto meglio di tante medicine.

Ci eravamo stati la prima volta nel 1998 in compagnia di Jürg, un vecchio amico di Giorgio, che conosce bene questi posti e ci aveva fatto da guida partendo da Solothurn, dalle propaggini svizzere del Giura, dove l’avevamo raggiunto. Poi ci siamo tornati l’anno successivo, ma questa volta da soli.

E allora è stato così, anche per questi ricordi che, quando nell’estate del 2008 un amico mi ha proposto di andare a fare un giro in Francia, lasciando a me la scelta della destinazione, non ci ho pensato troppo sopra e ci siamo diretti verso la Valle della Loue.

Durante il viaggio dicevo a Mario che nel mio studio, su un ripiano della libreria, ho una foto di Giorgio che gli avevo fatto un giorno che si era seduto alla mia scrivania: alle sue spalle, si vede il ripiano su cui adesso c’è la foto e, fra libri e vari oggetti, si vede pure una bottiglia. È una bottiglia di kirsch prodotto a Mouthier, la “capitale del kirsch”, così era scritto, mi ricordavo, su di un minuscolo cartello lungo la strada che attraversa questo piccolo borgo dal quale saremmo passati e dove speravo di ritrovare la distilleria e quindi un’altra bottiglia per rimpiazzare quella finita ormai da tempo.

Verso sera, arrivati a Lods, siamo entrati all’Hotel de France per vedere se avevano due camere per un paio di notti. Dopo un minuto ci hanno dato le chiavi e la mia apriva la stessa camera nella quale io e Giorgio eravamo stati dieci anni prima. Niente mi sembrava cambiato da allora, neppure la tovaglia sul grande tavolo rotondo vicino alla finestra. E dalla finestra si vedeva, proprio come allora, un pullman di linea bianco e verde parcheggiato di là dal fiume. Lo ricordo bene perché volevo fare una foto della stanza con quello che la finestra incorniciava dell’esterno, e della presenza del pullman avrei fatto a meno.

In quei giorni io e Giorgio eravamo incuriositi dalle riproduzioni dei dipinti che s’incontrano lungo la “route Courbet”, riproduzioni incorniciate e collocate, più o meno, dove il pittore aveva tratto spunto per le sue vedute. Ovviamente oggi molte cose sono cambiate e poi Courbet, pur definendosi un pittore “realista”, non era certo un topografo e così si può capire come neanche il profilo delle montagne, del suo amato Giura, corrisponda molto a quello che davvero si può vedere stando nel posto in cui dovrebbe avere piazzato il cavalletto. I pittori, si sa, hanno fantasia e i loro paesaggi, anche quelli dipinti “dal vero”, sono sempre delle astrazioni, delle vedute visionarie che ci mostrano le cose come sarebbe bello fossero state, anche se proprio così non erano.

Ma spesso anche le più “verosimili” fotografie sono sogni ad occhi aperti: pensieri che si fanno guardando una cosa per poi magari intravederne un’altra che la forma di una nuvola, il colore di una casa, la svolta di una strada o forse un’ombra richiama alla memoria.

Per tornare invece alle riproduzioni dei Courbet, ce n’è una, quella del “Ruisseau du puits noir”, che avevo fotografato nel 1999 in una giornata nuvolosa. La mia figura si riflette nel vetro formando una silohuette scura che, in tal modo, permette alla parte centrale del dipinto di essere vista meglio e questo proprio grazie all’ombra piuttosto che alla luce. Anche per questo avevamo pensato di intitolare il capitolo dedicato a Courbet “Non è ancora buio”.

Courbet 1

Valle della Loue, 1999

Courbet 2

Valle della Loue, 2008

Appena prima di ripartire, ho rivisto questa riproduzione. Il sole e le piogge l’avevano trasformata in una sorta di dipinto informale.

I dipinti, le foto e i pensieri che li hanno originati durano un tempo breve e nulla può ripetersi allo stesso modo anche solo un minuto dopo. E queste mutazioni, oltre che per i luoghi, avvengono anche per le riproduzioni dei dipinti che li rappresentano.

Rientrando nella camera d’albergo per prendere le valigie non ero più così sicuro che la tovaglia sul tavolo fosse proprio la stessa di nove anni prima. Ora dalla finestra non vedevo più l’autobus, anche se adesso avrei voluto fosse ancora lì. Tornato a casa ho aperto il kirsch e mi sembrava avesse un altro sapore. Non so dire se migliore o peggiore. Era semplicemente diverso.

Vittore Fossati

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