Topografie dell’illustratore Dino Maucci

Dino Maucci è stato un mio studente diversi anni fa all’Università del Progetto. In questo istituto post-diploma formavamo creativi del design e della comunicazione. Uno dei capisaldi del nostro insegnamento era basato sul fatto che anche gli insegnanti, come gli studenti, dovessero sempre affrontare percorsi nuovi e non raccontare quello che già sapevano. Quindi ogni giorno, in quella scuola eravamo immersi in un continuo e ininterrotto brainstorming dove anche gli insegnanti si confrontavamo tra loro e discutevano su come far proseguire un’idea o come renderla esecutiva. Dino in quel metodo ci sguazzava, ricordo che appena annunciavamo un tema, dopo mezz’oretta Dino arrivava con una decina d’idee, tutte interessanti, tutte originali ma poi quando ci mettevamo ad analizzarle ricordo che non riuscivamo a trovare nessuna applicazione possibile. Tra gli studenti era un caso unico, che ancora non mi so spiegare bene, la sua produzione d’idee era di un surreale a sé, analogie che si risolvevano in un paradosso o in un complesso gioco di spostamenti e sostituzioni ma che non avevano nessuna ricaduta nel reale. Ma niente di ciò che faceva era banale, quindi ci faceva perdere un sacco di tempo ma anche divertire un mondo: guardare i suoi lavori era come mettersi un casco in testa e partire per un altro pianeta.

Dati questi presupposti ho sempre ammirato ma anche temuto Dino quando mi sottoponeva delle sue idee. E quando mi ha proposto di collaborare alla mostra delle cartine geografiche, ho pensato, ci risiamo, ma la sua simpatia e i suoi modi gentili mi hanno convinto e devo riconoscere che approfondendo la conoscenza del suo lavoro ho cominciato ad apprezzarne il valore, l’innovazione e l’importanza.

Dove collocare questa produzione di cartine geografiche dei luoghi immaginari del mondo Disney? Appena Dino ha tirato fuori dalla sua borsina nera questi cartoncini da lingerie disegnati a penna, con un atteggiamento vago come se li avesse appena trovati in un vecchio baule dimenticato in soffitta, chiedendomi che cosa poteva farne, ho subito pensato che era una produzione artistica e che avrebbe dovuto rivolgersi a un gallerista e farne una mostra. Mi ha colpito il tratto fine, misurato, omogeneo e la minuziosità dei tracciati e dei percorsi ma subito non ho capito la profondità e l’intenzione di questo progetto.

Lavorandoci ho avuto modo di vederne la “sensibilità” culturale e fantastica. Dino si è posto nel ruolo di demiurgo con la funzione di grande ordinatore e modellatore di un mondo che non esiste. La sua intenzione è l’esatto contrario dell’ispirazione surrealista che cerca nel mondo reale, nella città, i segni e le coincidenze con realtà “altre”. Lo spazio descritto da Breton in “Nadja” è quello di una Parigi reale ma marginale, priva di una topografia propria, in cui si accumulano tutti i “resti”, le tracce e le sfasature, è il luogo di una ricerca sul campo di ritagli e incidenze che si ricombinano all’infinito.

Il progetto di Dino Maucci parte invece da un non reale, da piccole tracce, allusioni e minimi riferimenti lasciati dai disegnatori Disney per arrivare a modellare e far emergere la forma di vere città. La sua è una costruzione proiettiva esemplare di modelli urbanistici, una proiezione di vere e proprie rappresentazioni utopiche.

L’Utopia, dice Foucault, s’iscrive nello spazio senza ostacoli dell’ordine consolatorio della “fabula”che ha lo scopo di raccontare l’altro rispetto alla storia, di fornire un’accurata topografia di una rappresentazione lineare e senza ostacoli. L’Utopia della Repubblica platonica è insieme non-luogo (ou-topos) e luogo felice (eu-topos).

Leggendo le descrizioni che Dino ha proposto per le città da lui disegnate mi ha fatto pensare ad un esempio che è stato effettivamente realizzato: il progetto di Brasilia di Oscar Niemeyer. La città di Brasilia è stata fatta sorgere dal nulla su un altipiano desertico, dove fu eretto un grande cantiere al quale furono chiamati a lavorare migliaia di operai, che in meno di tre anni presentarono al mondo la realizzazione di di una grande utopia. La pianta di Brasilia richiama la forma di un aereo. Lungo la fusoliera, che costituisce l’asse principale della città, sorgono le sedi amministrative del governo, gli edifici pubblici e commerciali e la piazza dei Tre Poteri, mentre le “ali” ospitano diversi quartieri residenziali.

“La fantasia è la ricerca di un mondo migliore” diceva Niemeyer e credo che Dino ne abbia seguito le intenzioni e lo spirito progettuale.

Il lavoro di Dino Maucci è visitabile sul sito: http://topografie.businesscatalyst.com/index.html

Attualmente in esposizione presso il Castello di Gambaro a Ferriere di Piacenza.

Piramidi

 

Sottoscala

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